3.12.2016

PROFILO PERSONALE - Il padrone di casa

Scrissi molto e a lungo. Inutilmente poi ho atteso risposte che non arriveranno mai. 
Scrivo ancora per ricordarmi d’esistere e fermare il suo sapore. Non riuscirò mai a conciliare l’inconciliabile e non c’è più tempo comunque: attraversare tante vite e tanti territori mi ha arricchito e spogliato allo stesso tempo ed io sono siciliano, quando rido ho dietro l’ombra della morte e dell’inutilità, se piango lo faccio di nascosto davanti al mare, l’unico interlocutore assoluto che conosco. 
Sono figlio dell’ alta borghesia colta palermitana, cresciuto a pane e letteratura, ad urla e silenzi, a scirocco e nebbie lombarde, a Mozart e beat generation: per lungo tempo ho creduto che fosse possibile vivere tutte queste sinapsi
senza strappare la tela della mia vita.E’ una menzogna.

Il blog è dedicato a
Manuela Miraglia
Marina Pierani
Nicoletta Ranaldo
Pierluigi Migliazza
Susanna Bavaresco
Valentina Calzia

3.02.2016

Gli addii vanno espressi

Giungere alla conclusione che è impossibile salvarsi, ecco il concetto primordiale che si stampa alla fine della risma di fogli che la mia mente ha prodotto in questi anni. Attendo con una certa impazienza di inabissarmi assieme all’isola che mi ha custodito finora, è il destino che attende me e le mie imprevedibili apparizioni. Ho trascorso tutta una vita ad illudermi di far parte di un gruppo eterogeneo ma coeso; una sorta di popolo dell’aria, della terra e del mare, ognuno con le sue stimmate testimoni di infiniti ed estenuanti ricerche.
Non è vero, non lo è in tutti i modi possibili: economico, politico, storico, esistenziale e culturale. L’ordine delle condizioni andrebbe visto in ordine inverso ma anch’esso è in fondo un esempio del divenire della mia vita in questa parte di mondo e di web. Dal denaro dispensatore di ipocrite sicurezze e di intollerabili ignoranze alla politica che è sempre stata un ciarpame di ignobile fattura sotto qualunque regime e presupposto sociale. Dalla storia stanca di prostituirsi in cento modi pur di essere accettata dai suoi lenoni, alla cultura infine che resta una vetta inarrivabile tanto più desiderabile quanto meno cercata con spirito fiero. La Sicilia, dove sono nato per volere fermo di mio padre ignaro solo in parte delle sue tremende responsabilità, la mia terra, è un’ipotesi segnata dal marchio di questa certezza antica: un’isola può sparire, non disegnarsi più all’orizzonte comune. Poco importa da quale volontà nasca questa magnifica tragedia, l’entità acquea, marina, già perfettamente definita da Omero, della civiltà mediterranea, si sorregge sui flutti ed è l’essenza stessa dell’instabile; per me e per tutti coloro che sono rimasti abbastanza a lungo su queste sponde vale l’eterna metafora dei naviganti, su di noi incombe il naufragio.
E dirò, finalmente fuori dai denti, che è inutile nascondervi e nascondermi il possente impulso oscuro verso l’estinzione: che splendida e sensuale amante! Rincorsa nei giardini di un’adolescenza solare, posseduta a scatti nella giovinezza inquieta, e amata con tutto me stesso, sì con tutta la forza del mio intelletto, in questo scorcio di inutile maturità. Dirlo è liberarmi di un peso e dell’angoscia di vivere a metà, di respirare a piccoli sorsi: dalla Sicilia non posso sfuggire, non ci riuscirei. E’ un’impossibilità totale cui fa da contrappunto perfetto la volontà di provarci. Vivo così, è questa l’essenza magica di quest’isola, la sua essenza esoterica primordiale. Probabilmente non vi avrei voluto nascere e mi comporto come se non volessi vivere tout court: ho distrutto decine di esistenze anteriori a questa e mi sono riproposto in altri modi; tutte forme diverse per dire la stessa cosa, non mi sopporto.
Tuttavia ho amato, vi ho amato, siete tutti stati, più o meno consapevolmente, interlocutori di un disegno più vasto. Coltivavo l’idea di una comunità scelta, elitaria per necessità, aperta per educazione, solidale per esigenza umana. E non potevo farlo se non da qui, dal mio profondo e meraviglioso sud; la storia, tutte le nostre storie, mi sono passate accanto ed io le ho studiate ogni giorno, anche a vostra insaputa, le ho accudite e sorbite con il fuoco sacro della mia esperienza. Ma non è servito a nulla, non a lenire il dolore né a colmare le distanze, tutte le voci sono diventate via via dissonanti e stridenti. Questa sinfonia si suona altrove e su un altro spartito. La nazione che io conoscevo, anche nei suoi migliori rappresentanti ha dovuto, voluto convenire ad altre scelte e adesso ritmicamente riproduce il refrain del federalismo, dello scollamento e della multietnia. E tutti i blog sono pieni di un cicaleccio continuo, di strane danze che manifestano il desiderio di essere accolti alla nuova corte da nuovi sovrani.
Ed io non ho più nulla da scrivere se non la mia scostante estraneità a questi pseudoconcetti cresciuti con l’erba della bassa e annaffiati dalle acque di un possibilismo sconsiderato. Non c’è alcuna alternativa miei lontani bloggers, torneremo alle città e alle valli sospettose l’una dell’altra e coltiveremo i dialetti perché non abbiamo saputo possedere la lingua tramandataci dalla nostra storia culturale. A che serve postare, linkare, commentare se alla fine siamo tutti dentro l’identica prospettiva, quella di un reality costruito di sana pianta? A che serve pensare se il primo deficiente può usufruire della libertà virtuale per lordare l’espressione che hai amato e trasmesso? Dietro la delusione e l’agitarsi di questa sciocca apparenza a me è rimasta una quiete profonda, quella di certe sospensioni notturne adesso che la sera allungandosi regala più tempo per riconsiderarmi. Lo so che probabilmente state valutando queste parole come la quintessenza di un estetismo inutile e barocco ma non m’importa più. Capire, capirsi, mischiarsi, amarsi…dire finalmente.
E dire basta senza nessuna specificazione perché una stagione è finita e le prossime saranno di altri ma non più mie. Non cancellerò questo blog, lo ritengo bello e mio, di una possessività che non ha mai escluso, mai insultato ma solo definito confini di dialogo ormai desueti. Esso resterà qui nell’aria ed è l’unico suo valore: raccontare a chi passa e vuole ascoltare che Enzo è stato qui, che era vivo ed era siciliano orgoglioso di esserlo. Lasciare libero questo spazio nell'etere e vedere passare la vita, le voci, i sussurri, le mani…le bocche, insulti sanguinosi e volgari o lodi suadenti e confortanti: appresso ad esse nessuna risposta definitiva. Non per arroganza bensì per una cosa che si chiama discrezione silenziosa o mortale superiorità. Dalle mie parti funziona.
Questo era il post conclusivo di OMOLOGAZIONE NON RICHIESTA Voglio che resti ancora tale al termine di questo giorno. Niente altro.

2.25.2016

Certe mattine






Però in certe mattine silenziose e assenti come questa,
quando apro il mio blog mi sento pulito;
non devo dire a nessuno da dove vengo
e dove mi dirigo.
Quello che ho scritto mi sta davanti
ed io lo guardo con grande serenità.
Svaniscono le discussioni,
le incomprensioni, gli asti,
resto io solo e pulito, senza alcuna altra specificazione.
Enzo, così com'è.

1.29.2016

La coscienza di me e i blog -

Quando mi resi conto che la costruzione di me era andata avanti senza la coscienza di me, ne rimasi sconvolto. E aprii il mio blog. Era il mio richiamo, il mio nuovo apprendistato da carpentiere in ritardo; bussai a cento porte e diedi del tu a chiunque incontrassi. Scrivevo per non morire, per continuare a credere di aver tempo, anche da sprecare. Incontrarvi è stato il paradigma della mia frattura: troppo lontani, troppe paure in comune. Troppa cultura in comune diversamente digerita. Voi non sapete o fate finta di non sapere quanto feroce e dolcissima assieme sia stata la necessità della vostra presenza. Intellettualmente alcuni di voi sono dei primi violini in grado di reggere da soli un’intera orchestra… l’ho pensato da subito, ve l’ho detto dopo un po’: le primedonne hanno questo difettuccio e se lo coltivano. Il piacere a volte rabbioso della vostra lettura è stato quasi pari al piacere di dissentire da voi. Ma ci sarà un’altra occasione, un altro tempo, un altro luogo della mente in cui potremo ridere quietamente insieme a questo siciliano acceso che non ammette di invecchiare e non si arrende alla malinconia sapendo già quale sarà l’epilogo. Non mi prendo mai troppo sul serio, scrivo di getto ma ci credono in pochi e nonostante questo i post mi escono fuori così: la scrittura reiterata durante questi anni di rete ha messo in luce tutti i miei difetti: per alcuni sembrano pregi. Non sono ne l’uno ne l’altro, dipende dal contesto in cui sono inseriti. Ecco dovrei riuscire finalmente a cambiare radicalmente il contesto…ma Leonardo Sciascia non c’è più e nessuno della mia generazione ne possiede il nerbo. Tuttalpiù ne conserva la residua coscienza. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Il testo risale a più di quattro anni fa e purtroppo è ancora valido per me, anzi più di prima. La mia coscienza, il senso della mia vita inserito dentro quello che scrivo urlano a voce alta: FINISCILA!
In quasi otto anni di blog non è capitato più di una quindicina di volte di ricevere su un mio post un commento "pulito" cioè attinente all'argomento in questione, senza riferimenti privati fuori luogo alla mia esistenza , senza ammiccamenti, senza pretese di correzioni sintattiche o grammaticali, senza tentativi evidenti di "appropriarsi" in qualche modo del blogger che scriveva, senza pettegolezzi, invidie e discussioni da due soldi sfruttando il mio post.
 E per favore non venitemi a raccontare la favoletta che dipende da me, dipende da alcuni di voi e dalle "regole" fatiscenti di questo ambiente puerile. 
Sinceramente mi sono rotto le palle. Chiaro e definitivo . Gli spazi numerosi che ho creato in rete volevo riempirli tutti, impossibile: in tutti volevo chiudere i commenti perchè essi non servono a niente, credetemi, Impossibile. Non avrei voluto usare nemmeno la moderazione perchè non desideravo sapere più nulla di chi mi legge: con la moderazione io le scempiaggini o gli insulti o quella pletora di strane cose che con un vero commento non hanno nulla a che fare io lo leggo ugualmente! E mi fa star male. Non ho firmato alcun contratto per avere ogni settimana una dose massiva di malessere ma non riesco a fidarmi dell’opzione più corretta, i commenti liberi, la mia scelta cade infine sulla moderazione.
Probabilmente sarei giunto a tale decisione tra qualche tempo perchè essa è legata al mio carattere e ai miei chiamiamoli gesti virtuali che nel virtuale appunto non hanno cittadinanza. Il colpo di grazia è arrivato però in questi ultimi 2 o 3 mesi e ha segnato una cifra di disamore, fastidio e insofferenza non più sopportabili.
Enzo Rasi chiude qua con la vita da blogger attivo. Sa perfettamente qual'è il destino delle sue cose lasciate così in rete senza interrelazioni dinamiche, non sa fare altrimenti e non può nemmeno dire che sia contento della sua decisione: essa è e resta forzata e ciò ha una pregnanza difficilmente camuffabile.
Ho deciso di usare la prima piattaforma usata 9 anni fa, Blogspot, e il vecchio modello ( SCRIBE) che scelsi 10 anni fa all'inizio.
I testi sono di tre tipi, il primo quello che trovate qui, rappresenta gli articoli classici così come vennero ideati nella prima stagione quella della fede e dell’entusiasmo per questo mezzo e questo ambiente, alcuni furono scritti una quantità di anni fa in un contesto cartaceo. I secondi sono una variazione particolare dei primi, post o parte di post legati gli uni agli altri in modo diverso secondo una logica sintattica e concettuale mia propria: in realtà un gioco serissimo nato dalla noia e dall’insoddisfazione che già da tre anni faceva capolino. Questo gioco mi è costata una fatica immensa della cui utilità non sono più così sicuro, ma ormai il gioco era fatto. Il terzo tipo di post infine è stato l’esercizio più semplice e immediato di tutti. Ho considerato l’andazzo degli ultimi anni in rete, il mio e il vostro atteggiamento nei confronti della parola scritta ( almeno quello della maggioranza di voi) e ho frammentato i miei testi in micropost veloci e spero immediati. E’ stata anche la scusa per mostrare una lunga serie di immagini diverse, un blog si può fare anche con quelle …e con altre varie cose.
Tutto questo insieme di idee, scelte, desideri, speranze, certezze e delusioni adesso è qui davanti a voi e a me, non sono sicuro di chi sarà il giudice più severo e il blogger più disincantato.
Enzo Riccobono (Enzorasi)